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Nero come il mare di Charlotte McConaghy: il peso delle scelte e dei legami

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Ci sono libri che leggi con calma, lasciando che la storia faccia il suo percorso. E poi ci sono quelli che, una volta cominciati, fai fatica a mettere giù. Nero come il mare di Charlotte McConaghy per me è stato uno di questi. L'ho letto in tre giorni. A conquistarmi per prima è stata l'ambientazione. Un'isola sperduta, quasi completamente abitata dalla famiglia che vive nel faro. E su quell'isola c'è qualcosa di prezioso: una banca di semi provenienti da tutto il mondo, raccolti e custoditi perché possano servire a garantire la sopravvivenza dell'umanità davanti a una possibile catastrofe. Solo che la catastrofe non è più un'ipotesi. Il cambiamento climatico sta modificando il mondo e l'isola stessa, minacciata dallo scioglimento dei ghiacci e dall'innalzamento del mare. I semi devono essere selezionati e trasferiti altrove. Sarebbe già una storia abbastanza potente così. Ma questa, in realtà, è soltanto la cornice. La vera storia è quella dei pers...

Oggetti di viaggio | Il taccuino

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  Quando si pensa al taccuino di viaggio, la prima immagine che viene in mente non è necessariamente quella del turista seduto al tavolino di un caffè a scrivere le proprie impressioni. È facile pensare, piuttosto, agli esploratori. A quelli che partivano per terre lontanissime con una matita, qualche foglio di carta e la curiosità di scoprire che cosa ci fosse dall'altra parte del mondo. Nei loro taccuini finivano piante mai viste prima, animali sconosciuti, paesaggi, mappe, appunti, misure, osservazioni. Prima che la fotografia rendesse possibile fermare un'immagine con un clic, bisognava guardare e poi provare a raccontare quello che si era visto. E il disegno aveva un ruolo fondamentale. Disegnare una pianta significava osservarne le foglie, i fiori, i frutti, la forma. Disegnare un animale significava fermarsi sui particolari. Scrivere accanto al disegno significava aggiungere tutto quello che l'immagine non poteva raccontare. I vecchi taccuini di campo sono diventati ...

Belvedere: l'arte che non mi aspettavo

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Il Belvedere non è soltanto il museo che custodisce alcune delle opere più importanti dell'arte austriaca. Prima di diventare un luogo dell'arte è stato un palazzo, anzi un grandioso complesso barocco formato dal Belvedere Superiore e dal Belvedere Inferiore, immersi in un grande giardino. Fu il principe Eugenio di Savoia a farlo costruire all'inizio del Settecento come sua residenza estiva. Dopo la sua morte il complesso passò agli Asburgo e, sotto Maria Teresa e Giuseppe II, il Belvedere Superiore divenne sede delle collezioni imperiali e nel 1777 aprì al pubblico come una delle prime gallerie d'arte pubbliche al mondo. È curioso pensare che oggi si venga qui soprattutto per vedere Klimt, Schiele e gli altri grandi artisti austriaci, mentre queste sale sono nate per raccontare il potere e la magnificenza della corte. E io, inutile girarci intorno, a Belvedere sono entrata proprio per vedere le opere di Klimt, il padre della Secessione viennese. Nel 1897, insieme a un ...

I tramezzini di Rocco Schiavone di Antonio Manzini

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Tornare  tanto a leggere le storie di Rocco Schiavone è un po’ come incontrare un vecchio amico dopo tanto tempo. Fa piacere, ti fa sentire a casa. In I tramezzini di Rocco Schiavone Antonio Manzini ci porta avanti e indietro nel tempo, tra Roma e Aosta. A Roma incontriamo Rocco bambino e poi giovane, mentre cresce insieme agli amici inseparabili che fanno parte della sua vita e affronta, a modo suo, il mondo che gli sta intorno. Ad Aosta, invece, ritroviamo il Rocco Schiavone che conosciamo: il vicequestore, con il suo carattere ruvido, le sue regole tutte personali e quel modo molto particolare di stare al mondo. A legare questi due momenti ci sono i tramezzini, con i loro ingredienti e le loro caratteristiche. Ogni combinazione accompagna una storia e diventa un piccolo filo che unisce passato e presente. Inutile dire che sono stata contenta di portarmi dietro il peso di questo libro e di leggere le sue pagine. Intanto mi piace il modo in cui Manzini racconta le storie. Sa esse...